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Parco Letterario "Luigi Pirandello. Nel cerchio del Caos"
L'autore: Luigi Pirandello (Girgento, oggi Agrigento, 1867 - Roma 1936)
L'opera letteraria: Tra i romanzi Il fu Mattia Pascal (1904), I vecchi e i giovani (1913), Si gira... (poi Quaderni di Serafino Gubbio operatore, 1915), Uno, nessuno e centomila. Tra le opere teatrali, negli Anni Dieci Liolà, Pensaci, Giacomino, Il berretto a sonagli, Così è (se vi pare); negli Anni Venti Enrico IV, Sei personaggi in cerca d'autore, Ciascuno a suo modo, Questa sera si recita a soggetto; negli Anni Trenta Come tu mi vuoi. Il teatro pirandelliano è raccolto nella serie di volumi delle Maschere nude.
I luoghi del Parco: Provincia di Agrigento, comuni di Agrigento e Porto Empedocle. "... sia l'urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui". Queste le ultime volontà di Pirandello, le cui ceneri sono oggi custodite dal cippo vicino la Casa Natale e il "mare africano", sotto il Pino ai piedi del quale il grande drammaturgo disse d'essere caduto "come una lucciola". La Casa sita in contrada Caos, nel territorio di Agrigento a pochi passi dal comune di Porto Empedocle, è oggi un Museo e il Caos - nome che Pirandello tramutò in simbolo - sta per diventare il cuore del Parco Letterario che gli è intitolato. A quei luoghi l'Autore rimase nostalgicamente legato e in realtà non li abbandonò mai, sostandovi a ogni ritorno ad Agrigento. La memoria, el il Parco, si allargano al Molo di Girgenti, oggi Porto Empedocle, dove il padre di Pirandello, facoltoso commerciante di zolfo, aveva i magazzini e la casa. Qui lo scrittore trascorse la fanciullezza, cogliendo spesso l'occasione di tornare in età matura nel piccolo borgo marinaro a osservarne la vita, seduto in un angolino di un caffè della via Roma. Poi Girgenti (oggi Agrigento), dove Pirandello visse durante gli studi medi e superiori: città amata e descritta non solo nelle piazze e negli edifici, nei quartieri degradati e nei "salotti" della via Atenea e della Passeggiata, ma anche nella lingua, nella storia, nella cultura. Infine i dintorni, le alture e i fiumi, i paesi e le miniere di zolfo; soprattutto la valle dell'antica città greca, Akragas, con gli spettacolari resti dei templi. Nella casa-museo, accanto al collare del premio Nobel vinto nel 1934, tra le foto dell'archivio diverse istantanee mostrano lo scrittore in visita alle grandi rovine, tra amici e attori del suo teatro.
Un autore per mille personaggi
Nato nel 1867, dopo gli studi ad Agrigento Pirandello coltivò interessi letterari e filologici presso le università di Palermo, Roma e Bonn, dove si laureò nel 1891 con una tesi in tedesco (Suoni e sviluppi del suono nel dialetto di Girgenti). Si stabilì poi a Roma cominciando a scrivere saggi critici e poesie. Dopo il matrimonio (da cui ebbe tre figli, uno futuro celebre pittore), una crisi delle aziende familiari di zolfo rovinò il suo patrimonio inducendolo a impiegarsi come insegnante (dal 1897 al 1922). Intanto pubblicava romanzi (Il fu Mattia Pascal, 1904), novelle (poi raccolte nel 1922 in Novelle per un anno), saggi (L'umorismo, 1908) e soprattutto opere teatrali il lingua e dialetto. Fitto di capolavori fu in particolare il biennio 1916-17 (da Liolà a Il berretto a sonagli), ma è con la rappresentazione di Sei personaggi in cerca di autore, nel 1921, che Pirandello prese a imporsi presso il pubblico e la critica mondiali. Dal 1925 fu direttore e regista del Teatro d'Arte di Roma e fino al 1934 tenne una sua compagnia (con l'attrice Marta Abba). Nel 1934 fu insignito del premio Nobel per la letteratura. Morì a Roma nel 1936. Autore capitale del Novecento, Pirandello espresse con acuta coscienza la crisi d'identità dell'uomo moderno alle prese con maschere e inganni della coscienza, ideali illusori, valori relativi, inautenticità delle condizioni di vita.
La "città teatro"
Il Parco Letterario "Luigi Pirandello" intende rappresentare un importante momento di riscoperta dei luoghi, dei quartieri, delle contrade ma anche dei comportamenti e della cultura descritti nei romanzi, nelle novelle e nei drammi dell'Autore. Gli spazi - com'è facile immaginare - saranno soprattutto scenari, luoghi teatrali animati creativamente da suoni, parole, grida, gesti. L'obiettivo ultimo: realizzare una grande "città teatro" sul territorio. Agrigento, Porto Empedocle e i comuni limitrofi saranno fulcro di un'intensa attività culturale e di studi che sosterrà - grazie alla mobilitazione di energie innescata dal Parco - il ricupero dei centri storici così come di aree periferiche preziose (a partire da Contrada Caos), una nuova cura del paesaggio con il restauro e riuso di vecchi edifici rurali, la riqualificazione della produzione artigiana, la crescita dei servizi di accoglienza e di ristorazione (anche nella tipologia delle "case-albergo") legata all'apertura di nuovi flussi di visita.
Link relazionato: Parco Letterario Luigi Pirandello |
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Parco Letterario "Salvatore Quasimodo. La terra impareggiabile"
L'Autore: Salvatore Quasimodo (Modica, Ragusa, 1901 - Napoli 1968)
L'opera letteraria: Tra le raccolte poetiche, Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), Erato e Apòllion (1936), Nuove Poesie, 1936-1942, poi confluite in Ed è subito sera (1942); Con il piede straniero sopra il cuore (1946), Giorno dopo giorno (1947), La vita non è sogno (1949), Il falso e vero verde (1956), La terra impareggiabile (1958), Dare e avere (1966). Tra le traduzioni celeberrima quella dei Lirici greci (1940). Inoltre Il poeta e il politico (1960, discorso alla consegna del Nobel) e Scritti sul teatro (1961).
I luoghi del Parco: Strutture stabili a Modica (Ragusa) e a Roccalumera (Messina). Inoltre Siracusa, Pantalica e la valle dell'Anapo, Messina, Tindari, le Eolie.
Dalla Sicilia al mondo
Salvatore Quasimodo nasce a Modica (Ragusa) il 20 agosto del 1901 e trascorre l'infanzia in piccoli paesi della Sicilia orientale seguendo il padre capostazione delle Ferrovie. Dopo il catastrofico terremoto del 1908 la famiglia si trasferisce a Messina dove Quasimodo compie gli studi fino al diploma, stringe durature amicizie, comincia a scrivere versi per riviste simboliste locali. Nel 1919, diciottenne, lascia la Sicilia per stabilirsi a Roma. Lavora per vivere prima a Roma poi, come geometra del Genio Civile, a Reggio Calabria. Nel 1929 si reca a Firenze e il cognato Elio Vittorini lo introduce nell'ambiente della rivista Solaria. Proprio per le edizioni di Solaria esce nel 1930 Acque e terre, primo libro della storia poetica di Quasimodo che con Oboe sommerso (1932) ed Erato e Apòllion (1936) si afferma come rappresentante di punta della poesia ermetica. Nel 1934 intanto si è trasferito a Milano, accolto nel gruppo di Corrente. Nel 1938 lascia definitivamente il lavoro al Genio Civile e appare la prima importante raccolta antologica, Poesie. Del 1940 è la celebre traduzione dei Lirici greci; segue, nel 1942, la raccolta Ed è subito sera. Durante la guerra Quasimodo lavora alacremente scrivendo versi e traducendo (Omero, Virgilio, Catullo e poi anche Shakespeare e Neruda) con esiti altissimi. La raccolta Giorno dopo giorno (1947) segna una svolta nella sua poesia, che dai temi della Sicilia e del mito si volge a quelli della guerra, della questione sociale, dell'impegno. Dal 1948 lavora come critico teatrale per Omnibus e il Tempo. Nel 1954, con Il falso e vero verde, inizia una terza fase poetica in cui si affermano tematiche legate al consumismo, alla tecnologia, al neocapitalismo, tipiche di quella "civiltà dell'atomo" che il poeta denuncia con linguaggio cronachistico e scabro. Il 10 dicembre 1959 Quasimodo riceve a Stoccolma il premio Nobel per la letteratura. Nel 1966 pubblica il suo ultimo libro, Dare e avere. Appena due anni dopo muore, colpito da ictus. Oggi, tradotto in quaranta lingue, è studiato e conosciuto in tutti i Paesi del mondo.
I poli del parco
Il Parco Letterario avrà come primo polo fisso Modica, con la casa museo di Quasimodo in via Posterla. Nella Quasimodoteca, sulla piazza principale, tutte le opere di e su Quasimodo saranno accessibili attraverso sistemi multimediali (anche via internet). Otto pannelli recanti poesie consentiranno ai visitatori di seguire itinerari quasimodiani nei quartieri del centro. Quattro viaggi sentimentali con drammatizzazioni poetiche si snoderanno per la città tra emozionanti scorci barocchi. L'altro polo del Parco sarà la Torre Saracena di Roccalumera, presso Taormina, ispiratrice della poesia "... vicino ad una Torre Saracena...". Nel sito verrà allestita un'esposizione di gouache di Quasimodo e sarà fatta rivivere la voce del poeta. Un viaggio sentimentale presentato da un cantastorie si snoderà di qui per l'antico quartiere dei pescatori, detto 'u bagghiu.
Link relazionato: Sito ufficiale di Salvatore Quasimodo
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Parco Letterario "Leonardo Sciascia - Regalpetra"
L'autore: Leonardo Sciascia (Racalmuto 1921- Palermo 1989)
L'opera letteraria: La Sicilia, il suo cuore, 1952; Le parrocchie di Regalpetra, 1956; Gli zii di Sicilia, 1958; Il giorno della civetta, 1961; Il Consiglio d'Egitto, 1963; Morte dell'Inquisitore, 1964; A ciascuno il suo, 1966; La corda pazza, 1970; Il contesto, 1971; Il mare colore del vino, 1973; Todo modo, 1974; La scomparsa di Majorana, 1975; I pugnalatori, 1976; L'affaire Moro, 1978; Dalle parti degli infedeli, 1979; Cronachette, 1985; Una storia semplice, 1989.
I luoghi del Parco: Racalmuto, dove Sciascia nacque e tornò spesso, e Caltanissetta, dove trascorse la giovinezza e si formò come scrittore.
Intitolare un parco letterario a Leonardo Sciascia, ed eleggerne come simbolo e crocevia la sua mitica Regalpetra, è qualcosa di più che proporre un itinerario turistico-culturale. Equivale, cioè, a un impegno morale, a riproporre nel cuore assolato della Sicilia che fu del latifondo e della zolfara, in quel centro dell'isola che fu per Sciascia il centro del mondo, un "teatro della memoria", una rete di percorsi conoscitivi e un viaggio nella memoria collettiva in cui ogni tappa e ogni toponimo riassumano un tema, un momento storico o un nodo problematico, e l'intera mappa degli itinerari si offra, alla maniera dell'opera e della Sicilia di Sciascia, come un archivio, un laboratorio di ricerca storica e letteraria e d'impegno civile.
La passione dell'intelligenza
Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, in provincia di Agrigento, l'8 gennaio del 1921. Dal 1948 al 1957 è insegnante di scuola elementare, esperienza confluita nel volume Le parrocchie di Regalpetra (1956). La sua scrittura assume poi la forma prevalente del saggio in forma di racconto o romanzo, talvolta con lucide riletture di aspetti della cultura o avvenimenti del passato; temi costanti ne sono la Sicilia, la mafia, i problemi della giustizia, il ruolo degli intellettuali, l'impegno civile e l'esercizio della ragione e della libertà. Il libro più celebre, tra i molti, resta Il giorno della civetta (1961). Consigliere al comune di Palermo dal 1975 al 1977 (come indipendente nella lista comunista), nel 1979 è eletto alla Camera (nelle liste del partito radicale). Muore a Palermo il 20 novembre del 1989. Hanno contribuito al suo ruolo di protagonista del dibattito civile italiano anche gli articoli pubblicati dal 1969, in particolare sul "Corriere della Sera".
Quattro itinerari nella Sicilia interna
Il Parco si sviluppa attraverso i "mondi" che hanno ispirato lo scrittore - quello minerario, quello contadino, i piccoli paesi nel cuore della Sicilia - cui si unisce il tema del viaggio in treno. L'itinerario principale, denominato, con le parole di Sciascia, "Il paese è come un vascello che salpa", si svolge tra Racalmuto e Caltanissetta e percorre i luoghi dove lo scrittore visse e che descrisse nelle sue opere. A Racalmuto si vedono la semplice casa natale di Sciascia e quella delle zie, oltre al Circolo Unione (frequentato dai nobili) e quello degli Zolfatai e Salinai; in alto la mole turrita del castello, prossimo centro visitatori del Parco. A Caltanissetta l'itinerario ha come cuore la zona del mercato, tra vicoli e cortili d'impronta araba e medievale; altra tappa è la Libreria Sciascia, dove lo scrittore passava le serate conversando con l'intellettuale Luigi Monaco. Il secondo itinerario ("Il passo degli zolfatari") unisce le miniere di zolfo e di sale dell'entroterra siculo, secolari protagoniste - nel bene e nel male - dell'economia e della storia di questa parte della Sicilia e oggi evocative mete di turismo culturale. Fatica, amarezze, lotte rivivono magicamente tra torri, mucchi di zolfo, vagoncini, pozzi deserti delle zolfare, testimoni silenti di vita e di morte. Il terzo itinerario ("Tetti di ortiche e di muschio") collega una serie di eventi che si succedono nel corso dell'anno nel territorio del Parco. Sono sagre, sfilate storiche, manifestazioni di cui Sciascia tanto scrisse nel suo Feste religiose in Sicilia. Spiccano la festa di Maria SS. del Monte a Racalmuto, la seconda settimana di luglio, e le celebrazioni della Settimana Santa a Caltanissetta. L'ultimo itinerario, ferroviario ("Il fischio lungo dei treni"), è articolato in due percorsi su treno d'epoca: da Caltanissetta a Racalmuto ad Agrigento, sulla scia del primo viaggio in treno di Sciascia bambino; e da Villarosa a Imera, Caltanissetta, Xirbi e Mimiani-San Cataldo, attraverso i principali scali minerari della zona.
Link relazionato: Parco Letterario Regalpetra |
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Parco Letterario "Giuseppe Tomasi di Lampedusa"
L'autore: Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo 1896 - Roma 1957)
L'opera letteraria: Il Gattopardo fu pubblicato postumo nel 1958 da Giorgio Bassani e ripubblicato nel 1969 secondo una stesura successiva; nel frattempo Luchino Visconti ne aveva tratto il celebre omonimo film (1963). Altre opere postume: il volume dei Racconti (1961), Lezioni su Stendhal (1971), Invito alle lettere francesi del Cinquecento (1979).
I luoghi del Parco: Palermo, Palma di Montechiaro e Santa Margherita di Bèlice (provincia di Agrigento). Centri visitatori a Palermo, vicolo della Neve all'Alloro 2/5; Palma di Montechiaro, palazzo Ducale; Santa Margherita del Bèlice, palazzo Filangeri di Cutò.
Il Parco Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa comprende un vasto territorio della Sicilia occidentale che da Palermo, in cui lo scrittore nacque e scrisse Il Gattopardo, si estende a Santa Margherita di Bèlice, in cui trascorse lunghi giorni felici nell'infanzia e nella giovinezza, e a Palma di Montechiaro, feudo di famiglia. Tre luoghi che sono insieme scenari delle pagine del romanzo e tessere dell'immagine della Sicilia nella sensibilità dell'Autore. La Sicilia del sole implacabile, "violento e sfacciato", ma anche una Sicilia colta nella luce malinconica del tramonto: come dice il principe di Salina, "Gattopardo" ritratto nel momento del declino della sua vita e della sua classe, "Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee..."
Un aristocratico del Novecento
Scrittore di un solo romanzo - fra quelli del Novecento italiano il più tradotto e amato nel mondo - Giuseppe Tomasi era un aristocratico come il protagonista del Gattopardo (apparteneva ai principi di Lampedusa, duchi di Palma e Montechiaro), ma non certo uomo dell'Ottocento. Nato sul finire del secolo, visse l'infanzia nella Palermo dorata della Belle époque, prese parte alla guerra del '15-18, poi viaggiò a lungo in Europa e a Londra conobbe la donna che avrebbe sposato, Alessandra Wolff-Stomersee, aristocratica lettone che fu fra i primi psicoanalisti a esercitare la professione in Italia. Cosmopolita per cultura e per abitudine di viaggiatore, era gran conoscitore della letteratura europea. Si dedicò alla narrativa negli ultimi anni, dal 1955 alla morte; Il Gattopardo, uscito postumo - storia del principe Fabrizio Salina e della sua famiglia nella Sicilia dello sbarco dei Mille e del trapasso di regime - fu un caso letterario clamoroso. Uomo di grandi contraddizioni, aristocratico e siciliano nel profondo, Tomasi sapeva però essere spietatamente critico nei confronti della sua classe e della sua terra. Nelle parole di Gioacchino Lanza, suo figlio adottivo: "Dire che in Giuseppe Tomasi si avvertisse la crisi della vecchia classe dirigente siciliana è luogo comune, in verità si rifletteva in lui la crisi europea, quell'accavallarsi di ideali infranti che le guerre mondiali, l'emergere delle masse, la dimensione planetaria che ha tolto alla vita misura umana e domestica, hanno lasciato in grembo alla nostra generazione".
Le suggestioni dei luoghi
Il Parco è un'articolazione di suggestioni e di luoghi. Palermo, fascinosa, enigmatica città: il Gattopardo la descrive in uno dei ricorrenti momenti di transizione, di grandi cambiamenti che una magia tutta siciliana riesce a riassorbire in immobilità; gli itinerari del Parco Letterario la percorrono per gran parte del centro storico includendo la villa della famiglia Tomasi e villa Boscogrande, set di alcune scene del film di Visconti. La sede palermitana del Parco Letterario è a ridosso della storica piazza Marina, vicina al palazzo in cui Tomasi visse nell'ultima parte della sua vita. Palma di Montechiaro, a venti chilometri da Agrigento, si affaccia su una vallata protesa verso il mare africano tra coltivi di mandorli, vignetti, olivi. La fondarono nel 1637 i Tomasi e rappresenta per l'Autore la Sicilia del feudo, del paesaggio assolato, forte e aspro come la religiosità degli avi. Giuseppe Tomasi la visitò solo negli ultimi anni della sua vita e ne tornò entusiasta: colpirono la sua immaginazione soprattutto la chiesa Madre e il convento delle Benedettine, teatro di una scena chiave del Gattopardo. Anche Santa Margherita rappresenta nel mondo tomasiano la Sicilia del feudo: legato però al felice ricordo dell'infanzia e dell'amatissima madre, Beatrice Tasca Filangeri di Cutò, alla cui famiglia apparteneva l'enorme palazzo in cui Giuseppe trascorreva l'estate e su cui ricalcò in gran parte la casa di Donnafugata del Gattopardo. Oggi, ricco di innumerevoli stanze e cortili, di uno spazio teatrale, di un ombroso giardino, è sede ufficiale del Parco.
Link relazionato: Sito web del Parco Culturale del Gattopardo |
| Tutto il materiale è stato tratto da "Guida ai Parchi Letterari nel Mezzogiorno" a cura del Touring Club Italiano. I testi qui pubblicati sono a scopo didattico. |
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